Giggino e Macron alla Gara dei Bon Bon

 

“Sono contento che Macron abbia deciso di seguire la linea che il MoVimento 5 Stelle ha iniziato a tracciare, annunciando l’istituzione del Reddito di Cittadinanza anche in Francia. Lui lo farà nel 2020, noi lo metteremo il prossimo mese nella legge di Bilancio.” Una volta, ai beati tempi dell’opposizione e dei Vaffanculo, l’annuncio di Macron sarebbe stato bollato come una presa per i fondelli, che nulla aveva a che fare con il vero reddito di cittadinanza dei grillini. Ma oggi, visti i chiari di luna che si annunciano nella legge di Bilancio in gestazione, meglio dire che anche quello del presidente francese è buono, visto che quello italiano potrebbe finire per assomigliargli.

Le promesse del M5S prevedevano una spessa annuale di 17 miliardi di euro. Macron ha annunciato 8 miliardi in quattro anni per un Piano contro la povertà, al cui interno ci sarà anche quello che ha chiamato “reddito universale d’attività”, che spetterà anche a chi lavora ma finisce sotto la soglia di povertà e che riunirà anche alcuni sussidi già esistenti. Insomma, due entità di spesa ben diverse. Del resto, Macron, ormai soprannominato in patria come il “presidente dei ricchi”, ha bisogno di cambiare la percezione che si ha di lui, visti anche i sondaggi di questi giorni. La sua République en marche viene data al 21,5%, appena mezzo punto sopra il 21% del Rassemblement national di Marine Le Pen, che il presidente francese non nomina mai, preferendo polemizzare con gli stranieri Salvini e Orban. Secondo l’ultima rilevazione dell’istituto BVA, il 67% dei francesi giudica negativamente la politica economica del presidente, che perde 12 punti rispetto allo scorso maggio.

E allora via con la lotta la povertà e con un po’ di populismo buono per l’applauso anche dei Cinque Stelle. Purché si chiami reddito. Come recitava una pubblicità ai tempi di Carosello, “Basta la parola”. Era il Confetto Falqui. Un lassativo.