SOCCORSO ROSSO PER L’INUTILE PARLAMENTO EUROPEO

Son risorti dopo anni in cui ci hanno lasciati orfani dei loro accorati appelli, delle loro corrette analisi, delle loro firme in calce. Eccoli di nuovo qua, gli intellettuali organici al partito di Repubblica (e a chi altro se no?), capeggiati da Massimo Cacciari – una vera new entry – per l’ultima grande battaglia in difesa dello status quo.

“L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo”, dicono i professori, che indicano come “urgentissima e indispensabile” nientepopodimeno che “un’iniziativa che contribuisca a una discussione”. Sarà un lavoro “né semplice né breve”, avvertono, perché si tratterà di rovesciare “l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per l’Europa”.

Passano i decenni ma loro non cambiano mai: siamo sempre al volantinaggio degli ormai attempati ex-studenti che davano la linea ai lavoratori delle fabbriche e al Cinema d’Essai con “segue dibattito”. Oggi come allora avvertono che bisogna “mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere”. Seguono le firme di Massimo Cacciari, Enrico Berti, Michele Ciliberto, Biagio de Giovanni, Vittorio Gregotti, Paolo Macrì, Giacomo Manzoni, Giacomo Marramao e Mimmo Paladino.

Ecco, una volta promettevano la Rivoluzione, oggi incitano a “un’altra idea di Europa”, non rispetto a quella che c’è, ma a quella che potrebbe nascere e dissolversi se prevalesse la destra. Sull’esistente non dicono nulla. Sono diventati i rivoluzionari della conservazione.

E invece, solo cambiando profondamente questa Europa e le sue istituzioni si può salvare una prospettiva politica europea, democratica, federalista altrimenti compromessa. Lì dove l’Euroburocrazia ha fallito, occorre ripartire dallo spirito originario del sogno europeo che seppe farsi concreto. Occorre insomma far rifiorire la Politica europea: e la politica non passa attraverso Parlamento, Commissione, Consiglio, Burocrazie di un’Unione Europea che ha da tempo spento la luce. La politica di una nuova Europa può solo passare attraverso una nuova Comunità in grado di guardare ai propri confini e oltre i propri confini, costruendo intanto Difesa e Sviluppo comuni. Una Comunità formata dai Paesi che ritengono urgente dotare il continente di una forza militare di controllo dei confini europei, dall’Atlantico al Mediterraneo al Baltico, e che ritengono ormai urgente un piano per lo sviluppo e un intervento straordinario in quel Sud del mondo che, a cominciare dall’Africa, è ormai legato a filo doppio al nostro destino.

Oggi, il Parlamento europeo è lo specchio fedele di una UE a-democratica, una vetrina di lusso dell’inconcludenza che ha minato la credibilità delle istituzioni comunitarie. Il Parlamento di Strasburgo serve a illudere. È una finzione che serve a raccontare l’esistenza di un’Unione Europea democratica, di una UE efficiente, inverata dal voto popolare dei cittadini del continente.

È proprio per questo, è proprio perché vogliamo tutta un’altra Europa, che riteniamo doveroso promuovere attivamente il non-voto per il Parlamento Europeo: una forma di impegno civile da realizzarsi non andando alle urne o annullando la scheda con la scritta: Sono un Cittadino Europeo e voglio un’Altra Europa.

(Beniamino Bonardi e Giovanni Negri)