L’euro e l’Italia visti da Paul Krugman

L’euro e l’Italia visti da Paul Krugman

Fa sempre bene dare uno sguardo ai giornali autorevoli, ovvero (spesso) non italiani. Ad esempio, giusto per farci un’idea, queste le tesi sull’Euro e l’Italia che il New York Times – pure durissimo con il nuovo governo “populista” – affida alla penna di Paul Krugman, Nobel per l’Economia 2008, fieramente Anti-Trump, Neokeynesiano e Democratico versante iper-liberal e progressista. Il quale scrive:

“Molti dei problemi dell’Europa derivano dalla decisione disastrosa, una generazione fa, di adottare una moneta unica. La creazione dell’euro ha provocato una temporanea ondata di euforia, con enormi quantità di denaro a scorrere in nazioni come la Spagna e la Grecia; poi la bolla scoppiò. E mentre paesi come l’Islanda mantenevano la propria valuta ed erano in grado di riguadagnare rapidamente la competitività svalutandola, le nazioni della zona euro sono state costrette a una depressione prolungata, con una disoccupazione estremamente elevata, mentre lottavano per abbassare i costi. Questa depressione è stata aggravata da un consenso di élite alla convinzione che la radice dei problemi dell’Europa non fossero i disallineamenti dei costi ma la dissolutezza fiscale e che la soluzione fosse un’austerità draconiana che rendeva la depressione ancora peggiore. Alcune delle vittime della crisi dell’euro, come la Spagna, sono finalmente riuscite a recuperare la competitività. Altri, tuttavia, non ci sono riusciti. La Grecia rimane un’area disastrata – e l’Italia, una delle tre grandi economie rimaste nell’Unione europea, ha subito due decenni persi: il G.D.P. il pro-capite non è più alto adesso di quanto non fosse nell’anno 2000. Quindi non è sorprendente che l’Italia con le elezioni dello scorso marzo, premiasse come grandi vincitori i partiti anti-Unione Europea: il populista Movimento a cinque stelle e la Lega di estrema destra. In effetti, la sorpresa semmai è che ciò non fosse accaduto prima”.

(Giovanni Negri)

L’opinione di Paul Krugman pubblicata dal New York Times del 21 maggio 2018