Pirotecnie Geopolitiche

Quello che sgomenta è tutta la sdegnata indignazione per un attacco telefonato, preavvisato, quasi concordato, quando è dal 2011 che in ciò che resta della Siria è in corso una guerra non civile, ma ai civili, condotta da un tale numero di protagonisti che il solo stabilire chi di loro sia nel giusto… Rasenta il ridicolo. Il bilancio dei fuochi artificiali di ieri notte ammonta a 3 feriti mentre sono 400.000 le vittime di un conflitto che contrappone due pipeline che fanno capo a due stazioni di pompaggio in mano al Qatar e all’Iran. Incidentalmente sunniti e sciti… Ma qui la religione c’entra molto poco. Esistono invece blocchi geopolitici in dinamico assestamento che determinano una tensione ingestibile.

Che il rampollo Bashar Hafiz al-Asad, subentrato al padre (come nelle migliori storie di dittature dinastiche) stia passando a fil di tortura ogni suo avversario è un dato assodato. Che i suoi sistemi siano avallati dai suoi attuali supporter altrettanto. Il potere del dittatore alawita è al riparo da qualunque attacco dopo l’endorsement di Russia, Iran e la posizione ambigua della Turchia. E non saranno certo i fuochi artificiali di ieri notte a smuoverlo.

Verrebbe da chiedersi che sarebbe della Siria senza al-Asad, ma è un interrogativo pleonastico. Pensate davvero che la Russia rinuncerebbe a due delle basi militari più importanti fuori dal suo territorio, in nome di una svolta democratica a Damasco?

(Giulio Galetti)